• Roberta Passa

L’Intelligenza Emotiva cos'è e come mostrarla durante un colloquio di lavoro?


L’Intelligenza Emotiva una delle dieci soft skills più richieste oggi (fonte: World Economic Forum), ma cos’è nello specifico e perché potrebbe rappresentare la chiave del successo professionale e come mostrarla durante un colloquio di lavoro?


Il concetto di Intelligenza Emotiva (IE) raggiunge la fama su scala globale grazie al professore di psicologia statunitense Daniel Goleman, riconosciuto dagli esperti come il punto di riferimento in materia.


L’autore la definisce come “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie, e interagire in modo costruttivo con gli altri”.

Secondo lo studioso sono cinque le categorie dell’intelligenza emotiva:

  1. consapevolezza di sé intesa come autoconsapevolezza sul proprio stato emotivo, conoscenza dei propri punti deboli e punti di forza ed autoconsapevolezza delle proprie capacità;

  2. gestione del sé, quindi autocontrollo nel riuscire a dominare le emozioni forti e i turbamenti al fine di incanalarli verso fini produttivi;

  3. empatia, capacità di percepire e comprendere gli stati d’animo altri, entrandoci in contatto, offrendo feedback e supporto;

  4. motivazione intesa come la capacità di riconoscere i pensieri negativi e di trasformarli in pensieri positivi che siano in grado di motivare sé stessi e gli altri

  5. abilità sociali, dunque gestire le emozioni nelle relazioni: essere persuasivi, favorire la collaborazione e gestire i conflitti.


Da questa descrizione possiamo capire perché l’IE sia così importante nel mondo del lavoro e perché sia diventata una competenza chiave di aziende e leader: l’IE ci permette di integrare la logica con le emozioni, sia le proprie che quelle degli altri ed il modo in cui siamo capaci di interagire con gli altri farà sempre la differenza nei nostri risultati.


I recruiter per valutare il livello di IE nei candidati possono utilizzare dei test psicoattitudinali e/o preferire un’intervista comportamentale (Behavioral Interview) che si basa sull’assunto che i comportamenti passati e attuali siano predittivi dei comportamenti futuri.


Nel rispondere alle domande poste cerchiamo di inserire attraverso degli esempi concreti i concetti di IE che conosciamo legandoli al nostro vissuto.


È importante restituire una lettura di sé precisa e leale, frutto della nostra consapevolezza, ascoltiamo attivamente la domanda che ci viene posta assicuriamoci di averla compresa nel modo in cui è stata concepita, autocontrolliamo l’impulso di dover rispondere immediatamente. Mostriamo le nostre emozioni, ci aiuteranno ad instaurare una connessione con il recruiter e daremo prova delle nostre abilità sociali. Nel caso in cui ci vengano poste delle domande sulle nostre debolezze dobbiamo inquadrarle come qualcosa che è in realtà un punto di forza se non fosse altro per la motivazione a volerle superare, se dovesse raccontare un successo lavorativo soffermativi sul lavoro di team e la condivisione, potrebbe essere un’ottima occasione per fare esempi della vostra empatia davanti ad una richiesta.

Infine ponete domande sulla cultura e sulla mission di un’organizzazione e su ciò che serve alle persone per avere successo in essa, proverete che siete interessati al lavoro e che state cercando di capire come inserirvi nell’azienda tenendo in considerazione i vostri valori e le esigenze della realtà organizzativa.

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